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| Perché un manifesto? Cui prodest? Premetto che (fortunatamente?) non esiste
nessuna scena approssimativa e nessuna musica approssimativa, se non quella che
approssimativa suona, vuoi per imperizia vuoi per scelta. Gli errori menzionati sopra hanno un alto potenziale di straniamento e possono essere usati in maniera creativa e funzionale al discorso musicale. Infatti, quando si è già ascoltato un brano contenente uno di questi errori, chi riascolta prova uno stato di tensione crescente fino al momento dell'errore stesso, che si configura quindi come picco emotivo e come tale può legittimamente essere usato. Gli "imprevisti" della realizzazione, non sono, naturalmente, programmati. Chi decide che ne possano restare visibili le tracce lo fa perché la loro presenza sottolinea una condotta [...] vigorosa e rapida, che è all'opposto, nella sua "spezzatura", della pratica meticolosa dell'artigiano [...], ed è l'espressione, molto più che dell'abilità esecutiva, dell'invenzione e dello slancio dell'ispirazione. L'imperfezione dell'esecuzione, l'"errore", si configurano così come un tratto di stile, espressione di una poetica, manifestazioni a un tempo di una [...] produzione di effetti e di una soggettività creatrice che ne è all'origine. (E. Gigante, Il pittore e lo spettatore. Forme dell'enunciazione enunciata negli affreschi di Luca Signorelli a Orvieto, in L. Corrain (a cura di) «Leggere l'opera d'arte II», Bologna, Esculapio, 2002.) | |